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Le Illustrastorie

I quattro elementi: Aria 🌬

Quel pomeriggio il cielo faceva presagire una tempesta in arrivo: era cosparso di nuvoloni grigi e carichi d’acqua che si estendevano oltre le cime delle montagne, più su di dove potesse arrivare lo sguardo; i tuoni rombavano nell’atmosfera e si facevano eco lungo la valle e subito dopo dei lampi accecanti squarciavano il cielo illuminando a giorno tutta la vegetazione. Aria passeggiava nel bosco avvolto nel suo pastrano grigio, noncurante della bufera che stava per scatenarsi; si stava addentrando nel fitto degli alberi per poter raggiungere la radura ad est, il suo angolino di mondo preferito. Si sentiva a suo agio a camminare con il vento contro e le foglie che svolazzavano insieme al profumo di pino fresco; non accusava minimamente il fatto che i suoi capelli color argento fossero buttati all’indietro e spettinati, né che i suoi occhi color ghiaccio fossero esposti ai detriti svolazzanti della boscaglia; si arrischiò fino alla sua radura, con una pioggia che dapprima iniziò lenta e man mano si trasformò in temporale. Quando giunse al centro del bosco, si rifugiò nella grotta ai piedi della montagna, quella che ormai da anni aveva adibito a suo rifugio personale. Entrò e percorse un paio di metri a piedi, fin quando la grotta non si allargò alla vista e offrì la visuale del suo interno: una vera e propria stanza scavata nella roccia, munita di divano, fornellino a gas, riviste, libri e coperte. Aria accese la vecchia lanterna di suo nonno e la poggiò sulla roccia piatta alla sua destra, poi cominciò a prendere alcuni oggetti da una nicchia che tre rocce formavano naturalmente: una tazza azzurra, un bollitore in acciaio e una scatola di legno; in meno di dieci minuti era steso sul divano, col una coperta di lana addosso e una tazza fumante di tè tra le mani. Aria era un ragazzo molto solitario, non amava la compagnia delle persone e preferiva recarsi nel suo rifugio per un paio di ore al giorno piuttosto che dover rimanere a casa con i suoi invadenti fratelli. Era un tipo timido e appassionato di romanzi polizieschi che lo facevano evadere dalla realtà grazie a tutti i misteri, gli intrighi e tradimenti che leggeva tra le righe. La tempesta durò per qualche ora e, quando finì di scatenarsi ferocemente, il cielo si distese in un’unica linea azzurrina all’orizzonte; Aria uscì dal suo nascondiglio, respirò l’odore di bagnato a pieni polmoni e si diresse verso casa con il cuore leggero, leggero come il suo animo nobile.

© Nicoletta Froechlich

@ Rosa Ingenito