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Le Illustrastorie

Flora

Il cinguettio melodioso degli uccelli si accompagnava allo scrosciare del ruscello che attraversava il bosco e un senso di quiete pervadeva le orecchie a punta di Flora. Stava camminando sui grossi sassi che spuntavano dal ruscello e, in equilibrio con la braccia aperte, saltellava da un masso all’altro leggiadramente e quasi a ritmo con il canto dei volatili appollaiati sulle cime degli alberi. I suoi capelli verdi, lunghi fino alle ginocchia, si muovevano ondulati e sinuosi seguendo i movimenti leggiadri del suo corpo e al tempo stesso si attorcigliavano alle braccia ambrate come tante rampicanti; le foglie che le ricoprivano la parte bassa del corpo lasciavano scoperte gran parte delle gambe muscolose ma eleganti mentre le primule candide che le ricoprivano il seno e il collo, lasciando l’addome piatto al vento, erano delicate tanto quanto i lineamenti del suo viso. Dolci occhi a mandorla, marroni come il fusto degli alberi secolari che giacevano nel bosco e un nasino all’insù che sormontava il sorriso ancora da bambina. Flora apparteneva al bosco tanto quanto il bosco apparteneva a lei: respirava a pieni polmoni l’aria pulita e si beava continuamente di tutti i suoni che strisciavano soavi tra le foglie, i fiori e i sentieri; era uno spirito libero che danzava nell’armonia della natura e spesso si era imbattuta in umani che volevano portarle via il suo habitat perfetto. Ma Flora era riuscita a dissuaderli, a mandarli via, ad evitare più e più volte che al posto dei suoi amati alberi venissero costruiti orribili edifici in cemento. E come aveva fatto se gli umani non potevano vederla? Semplicemente aveva sussurrato nelle loro orecchie e, con il suo dolce sibilo magico, li aveva allontanati dal suo bosco. E avrebbe continuato a farlo ogni volta per preservare il suo luogo del cuore.

© Nicoletta Froechlich

© Rosa Ingenito