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Category Fantasy

Chi ha ucciso Biancaneve?

La nebbia scendeva fitta sulla Foresta Incantata e sembrava creare una cappa intorno all’angosciante dolore che straziava il cuore del Principe Azzurro. Egli si trovava nella torre ovest del suo castello, intento a contemplare il giaciglio di cristallo della sua amata Biancaneve: questa volta gliel’avevano portata via per sempre. Non era stato un sortilegio impresso in una mela, come successo anni prima, a sottrarla dalle sue braccia bensì un ignoto assassino. Erano passate solo ventiquattr’ore dalla morte di Biancaneve, e Azzurro non si era dato pace neanche per un istante: voleva scoprire a tutti i costi chi gli avesse fatto un simile torto. Così, fece adagiare il corpo della defunta moglie in una teca di cristallo per poterla osservare ancora qualche giorno, prima che la natura facesse il suo corso e scempiasse quel corpo assai perfetto. Carezzò la teca e rivolse uno sguardo pieno di lacrime verso la sua amata, stampò un bacio sul vetro e si ritirò nelle sue stanze a meditare. Chi aveva ucciso la sua Biancaneve? Da dove poteva cominciare per svelare l’arcano?

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Un amore “geniale”

Stavo beatamente passeggiando per Via Caracciolo, dovevo incontrarmi con Claudia davanti alla statua di Armando Diaz, quando il sole fa uno strano gioco di luce e scorgo, alla mia sinistra, qualcosa tra gli scogli. In genere, non mi sarei mai sognata di avviarmi per la piccola discesa che porta vicino il mare, né tanto meno di arrampicarmi sugli scogli, ma quel luccichio mi aveva totalmente catturato. Così, butto uno sguardo a destra e manca e, certa di non essere presa per una pazza (anche perché c’era un gruppetto di persone sulla spiaggetta, ben lungi dall’accorgersi di me), mi arrischio tra le rocce e arrivo nel punto esatto in cui il gioco di luce mi aveva condotto. Mi accovaccio e cerco di afferrare l’oggetto dal magico luccichio; ci metto un po’ ad estrarlo dagli scogli e, quando finalmente ci riesco, rimango basita perchè ciò che mi ritrovo tra le mani è una lampada. Non una lampada qualsiasi, non un abat-jour, ma la lampada di un genio!

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Le pietre complementari

L’alba era grigia, ombrosa e senza vento e il cicaleccio dei grilli si levava alto come trombe squillanti. La città era ancora in penombra e probabilmente nessuno spiraglio di sole avrebbe fatto brillare il mare e le barche attraccate al molo. Una pioggia sottile cominciò a cadere dal cielo e le gocce strisciarono lungo i vetri della finestra di Paola. Aveva trascorso un’altra nottata in bianco, in compagnia dei DVD di Le Cronache di Narnia; quanto le sarebbe piaciuto veder sbucare dal suo armadio il principe Caspian, atterrato a Napoli per portarla via. Ma ahimè, doveva accontentarsi della vita che conduceva, con tanto di protesi alla gamba che la maggior parte del tempo le irritava la pelle. Si mise a sedere e massaggiò il moncherino delicatamente: le faceva un male cane.

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Il Natale è uno stato d’animo

La neve delicata e il freddo pungente avevano portato con sé una novità: l’orologio della libreria cittadina riprese a rintoccare. Da tempo immemore quelle lancette erano ferme e segnavano inesorabilmente le otto e trenta. L’accaduto non passò inosservato a nessun abitante di Greenfield, il rintocco della campana era un suono tanto normale quanto strano; molti occhi si alzarono al cielo a scrutare il campanile e qualche “Finalmente lo hanno aggiustato” si sentì borbottare qui e là.
Greenfield era una cittadina abbastanza piccola, contava all’incirca mille abitanti e si conoscevano tutti; aveva un bosco che ricopriva la maggior parte del territorio e un fiume la cui sorgente si trovava proprio in mezzo agli alberi.
Era il mese di dicembre ma nessuno si era preso la briga di addobbare la città, né le proprie case; lo spirito natalizio era come sparito.

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